Salute

Il Protocollo Coimbra

Il trattamento delle patologie autoimmuni con dosi elevate di vitamina D

Sviluppato e applicato per la prima volte nel 2002, il Protocollo Coimbra consiste nel trattamento di alcune patologie autoimmuni attraverso la somministrazione di dosi elevate di vitamina D (calciferolo).

La dose di vitamina D quotidiana varia da una persona all’altra e viene di solito calcolata in base al peso del paziente. La somministrazione di mega dosi è finalizzata a compensare la resistenza dell’organismo nei confronti della vitamina stessa, che costituisce una reazione caratteristica dei pazienti affetti da patologie autoimmuni.

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L’intento del Protocollo Coimbra è quello di usufruire delle proprietà della vitamina D, in grado di svolgere un eccellente effetto di ripristino e riequilibrio del sistema immunitario naturale. Un risultato che comporta un notevole beneficio in gran parte dei casi di patologie autoimmuni.

La storia del Protocollo Coimbra

Questo metodo di terapia effettuato con dosi massicce di vitamina D è stato sviluppato dal medico neurologo Cicero Galli Coimbra durante la ricerca di possibili cure innovative per le patologie neurodegenerative. 

In base agli studi effettuati sul calciferolo e sugli effetti che apporta all’organismo, il medico si rese conto che molti pazienti avrebbero potuto trarne beneficio. Le prime somministrazioni consistenti di vitamina D, pari a circa 10000 UI, riguardarono i pazienti affetti dal morbo di Parkinson e da altre patologie neurodegenerative. 

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Uno dei pazienti trattati con questo metodo, dimostrò non solo un certo miglioramento delle condizioni dovute al morbo di Parkinson, ma anche la regressione della vitiligine: una valida motivazione per proseguire con lo studio dell’efficacia della vitamina D nei confronti dei difetti del sistema immunitario. 

Dopo avere somministrato a pazienti affetti da diverse forme di patologia autoimmune la dose standard di 10000 UI di calciferolo, il dr. Coimbra si rese conto che essi presentavano un miglioramento delle proprie condizioni, senza però che si verificasse un’effettiva regressione. 

A questo punto il medico iniziò ad incrementare le dosi calibrandole sul livello di resistenza di ogni paziente, verificato attraverso il controllo del valore del paratormone (PTH). Questo significa che la dose di vitamina D somministrata ad ogni paziente veniva modificata nel corso del tempo per mantenere il livello di PTH entro i valori minimi.

Il controllo del paratormone e la somministrazione della vitamina D

Il paratormone (PTH) è una sostanza che viene rilasciata dalla ghiandole paratiroidi, la cui funzione è quella di regolare il metabolismo del calcio. Si rivela utile nel determinare il fabbisogno di vitamina D, poiché più elevata è la presenza della vitamina nel sangue e più si abbassa il livello di PTH. 

Il valore inversamente proporzionale del PTH nei confronti del calciferolo è l’ultimo di una serie di eventi fisiologici relativi all’attivazione della vitamina D.

In una terapia che preveda la somministrazione di dosi massicce di calciferolo, è importante verificare che il livello di PTH non scenda mai al di sotto dei valori minimi, per evitare la perdita di calcio dalle ossa, con conseguenze dannose anche a carico dei reni. 

Questo significa che fino a quando il PTH rientra nei valori minimi del range di riferimento, le dosi di calciferolo, anche se elevate, non comportano rischi. 

Di conseguenza, le dosi di vitamina D somministrate dal dr. Coimbra venivano calibrate in maniera tale da mantenere il livello di PTH al minimo, senza permettere che si abbassasse ulteriormente.

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L’importanza del controllo del calcio nell’alimentazione

Nel corso di un trattamento basato sulla formula del protocollo Coimbra, occorre tenere conto non solo del livello di vitamina, ma anche del calcio quotidianamente introdotto con la dieta. 

Limitando in maniera drastica gli alimenti ricchi di calcio, si ottiene la stimolazione della produzione di PTH: in questo caso, il livello ematico elevato non è dovuto alla somministrazione della vitamina, e potrebbe dare luogo a interpretazioni errate.

I risultati ottenuti con l’applicazione del Protocollo Coimbra

Gli esiti del protocollo Coimbra nel trattamento delle patologie autoimmuni, sia in base alle esperienze del dr. Coimbra stesso che di altri specialisti, hanno confermato un arresto della progressione della malattia in oltre il 90% dei casi. Secondo le ricerche effettuate, non sono stati verificati segni effettivi di regressione, ma neanche segnali di avanzamento. 

Nei casi più gravi, dove la patologia aveva già provocato seri danni, non è stato possibile ottenerne la regressione, tuttavia i pazienti hanno ottenuto un certo beneficio dovuto all’arrestarsi del decorso. 

In circa il 5% dei casi è stato ottenuto un leggero miglioramento dello stato di salute dei pazienti, anche se non dovuto alla remissione della patologia. 

Occorre tenere conto che, in alcune situazioni, la risposta positiva nei confronti della vitamina D può essere compromessa da fattori esterni alla patologia, tra i quali si distinguono:

  • le situazioni di stress, considerate la causa più importante della scarsa efficacia del trattamento, in quanto lo stress influisce in maniera consistente e negativa sul decorso delle malattie autoimmuni;
  • il fumo di sigaretta e un forte consumo di alcol;
  • l’abitudine ai bagni molto caldi
  • la predisposizione alle infezioni urinarie.

Queste situazioni potrebbero contribuire alla progressione della patologia autoimmune, indipendentemente dalla somministrazione di vitamina D o da altre terapie in corso.

In quali caso è indicato il trattamento con vitamina D

Il Protocollo Coimbra non è specifico per una sola patologia, ma può rivelarsi di aiuto nel trattamento di qualsiasi tipo di malattia autoimmune e di patologia del sistema nervoso centrale. La sua funzione è infatti quella di regolare e potenziare il sistema immunitario naturale dell’organismo, interrompendo le reazioni autoimmuni e le relative conseguenze. 

Le malattie autoimmuni più note sono: 

  • la tiroidite di Hashimoto
  • la sclerosi multipla
  • il morbo di Crohn e la colite ulcerosa
  • la psoriasi
  • la dermatite atopica
  • la sindrome di Behcet
  • la spondilite anchilosante
  • l’artrite reumatoide
  • la pemfingoide
  • la fibromialgia
  • il morbo di Alzheimer
  • il morbo di Parkinson
  • la sarcoidosi
  • la porpora trombocitopenica idiopatica
  • il lupus eritematoso sistemico
  • l’autismo
  • la narcolessia
  • il morbo di Sjogren
  • il diabete di tipo I
  • alcune forme di anemia
  • diverse forme di connettivite

Durante l’applicazione del Protocollo Coimbra, il sistema immunitario incrementa il livello di linfociti T, la cui funzione è quella di regolarizzare il sistema immunitario e di inibire la reattività dei linfociti Th17, responsabili della reazione autoimmune dell’organismo. 

In questo modo, la patologia si blocca ad uno stato silente, e se il soggetto non ha conseguito danni particolari, può tornare a svolgere una vita del tutto normale. Per valutare i vantaggi della terapia occorre però considerare il livello di gravità della patologia: esistono casi di malattie autoimmuni a progressione invalidante, come la sclerosi multipla, i cui danni sono irreversibili e compromettono il livello di qualità della vita. 

In queste situazioni fermare l’evoluzione della patologia non corrisponde alla regressione dei sintomi e dei danni ormai avvenuti. La somministrazione della vitamina D potrebbe comunque apportare un certo miglioramento delle condizioni generali del paziente, contribuendo a ridurre la stanchezza, l’astenia e le forme di infiammazione diffusa. 

Nella maggior parte dei casi, riguardo ai sintomi manifestatisi da un periodo inferiore ad un anno, esistono possibilità di regressione. Il Protocollo Coimbra non è finalizzato alla guarigione, ma ad una remissione del decorso della malattia e dei sintomi. Se la terapia è costante e ben calibrata, tale remissione si protrae per un periodo ininterrotto e prolungato. 

Inoltre, le ricerche, tuttora in corso, mirano a raggiungere come risultato una graduale modifica del sistema immunitario, fino a renderlo in grado di funzionare regolarmente anche senza la continua somministrazione di calciferolo. 

Integratori e minerali indispensabili durante la somministrazione di vitamina D

Nel corso del trattamento con dosi elevate di vitamina D, è necessario somministrare alcuni integratori, importanti per favorire l’attivazione della vitamina e potenziarne gli effetti:

  • il magnesio, indispensabile in quanto determina in gran parte il processo di attivazione della vitamina D ed è difficile diagnosticarne la carenza;
  • la vitamina B2;
  • la vitamina K2;
  • gli antiossidanti omega 3;
  • l’acido folico;
  • lo zinco e il selenio.
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La terapia integrativa, che deve essere personalizzata per ogni singolo paziente affetto da una patologia autoimmune, richiede continui adattamenti modifiche delle dosi somministrate.

Precauzioni e controindicazioni 

In un soggetto sano, dosi elevate di vitamina D possono provocare effetti tossici. Non è il caso dei pazienti affetti da patologie autoimmuni, che necessitano di alti dosaggi a causa della loro resistenza nei confronti della vitamina e alla presenza di problemi di metabolismo. 

L’applicazione del Protocollo Coimbra, e la conseguente somministrazione di mega dosi di vitamina D, deve essere comunque monitorata da un medico specialista per evitare qualsiasi tipo di rischio. Alle dosi elevate di calciferolo è necessario associare una dieta a contenuto ridotto di calcio, un’abbondante idratazione e un’adeguata attività fisica per impedire la demineralizzazione ossea. 

Durante la terapia occorre controllare periodicamente il metabolismo di calcio e fosforo, attraverso specifici analisi del sangue per proteggere la salute dei reni ed eseguire periodici controlli clinici personalizzati per ogni singolo caso.

Possibili effetti collaterali

Se controllata costantemente da un medico esperto, la somministrazione di vitamina D in dosi elevate non comporta problemi. È comunque bene considerare che, sia pure raramente, potrebbero verificarsi casi di ipercalcemia o intossicazione, correlati ad un’eccessiva concentrazione di calcio nel sangue. 

L’intossicazione da eccesso di calcio interessa tutto l’organismo, con la possibilità che si manifestino uno o più sintomi tra i seguenti: 

  • apparato gastrointestinale: nausea, vomito, difficoltà di digestione, stipsi o diarrea;
  • sistema nervoso centrale: depressione, letargia, coma;
  • sistema neuromuscolare: stanchezza e debolezza;
  • apparato cardiocircolatorio: bradicardia e alterazione del ritmo;
  • sistema renale: presenza di calcoli, eccesso di diuresi, insufficienza renale. 

Gli effetti da ipercalcemia ed eccesso di calciferolo possono essere contrastati con un’accurata prevenzione, che consiste soprattutto, come si è detto, in una dieta controllata, in una buona idratazione e nel frequente monitoraggio medico. 

Chiunque si sia sottoposto al Protocollo Coimbra, e assuma regolarmente dosi elevate di calcio, deve prestare attenzione ai sintomi anomali e avvertire subito il proprio medico di fiducia, che provvederà a fornire indicazioni corrette e, se necessario, a correggere il dosaggio.  

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1 Commento

  1. Sono la mamma di una ragazza di 31 anni che da aprile 2018 le è stata riscontrata la miastenia gravis e pseudo tumor cerebri . Iniziata con diplopia e ptosi. Quest’ anno recidiva con papilleedema e emorragie al nervo ottico , disfagia e disfonia. È stata sottoposta a timectomia e timoma non proprio benigno. Volevo sapere se è possibile avere un consulto con un vostro medico. Noi abitiamo a Monza. Grazie e saluti

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